Oggi su “Il Resto del Carlino” Ed. Pesaro:
La natura amata da Castellani in oli e calcografie
L’APPUNTAMENTO che Giovanna Gasperini ha organizzato con Leonardo Castellani alla “Galleria d’Arte G+G” di via Vanzolini è stato come l’inatteso incontro con un amico dell’anima: non si può pensare alla Scuola del Libro di Urbino, alla calcografia, all’acquaforte, alla grafica d’arte senza pensare al magistero di Leonardo Castellani, «inventore» di un paesaggismo lirico che «una particolare luce di cicala nel silenzio dell’estate esalta e perseguita» come disse Neri Pozza.
I paesaggi di Castellani non rappresentano solo l’amore per la natura, per Urbino, per la valle del Foglia e del Metauro e per i dirupi del Montefeltro, ma diventano la trasfigurazione della grazia, del valore, del senso religioso e del mistero della Natura, benedetti da quella sua «luce» che si diffonde, si spande e dilaga in ogni angolo, in ogni cespuglio, in ogni piega del terreno come voce che canta. Le opere esposte alla “G+G” sono grafiche, olii e poesie che testimoniano quanto la ricchezza e l’interdisciplinarità della sua cultura, aggiunta alla sua eccezionale capacità tecnica e disegnativa, siano state complici nel configurare quell’immagine plastica del suo universo silenzioso e luminoso, metafora «della verde bellezza della nostra terra marchigiana» come scrisse Bartolini.
CASTELLANI era nato nel 1896 a Faenza, ma nella sua biografia il luogo di nascita svapora nell’insistente e ribadita marchigianità di tutta la sua opera: Urbino è stata per la sua ispirazione la grazia della poesia, la passione e la vocazione d’artista, la bellezza esibita del paesaggio, che sono gli elementi costitutivi di tutto il suo lungo operare, dominato sempre dall’altissimo, pieno e raro magistero dell’arte incisoria. Paesaggi, ritratti, fiori e scene di arguta teatralità compongono, con un disegno di assoluta eccellenza, la solida consistenza del mondo reale e immaginario: Castellani ha sempre lavorato e prodotto in una felice tensione creativa, rispettando il gioco della fantasia poetica, l’intensità emotiva e la purezza del linguaggio, sempre vigile nel controllare «l’aggancio fra occhio e mano, fra attenzione e restituzione» come osservava Carlo Bo. Leonardo Castellani, che con un graffio nero fermava la sostanza figurata del mondo, merita uno sguardo particolare, ammirato e riverente, quello che si riserva solo ai “grandi” che sfidano tempi e mode.
Ivana Baldassarri

Il Resto del carlino (15-mar-2005), di Ivana Baldassarri :
Il coraggio, l’adesione improvvisa ed emotiva ad uno stupore, la scelta suggerita dalla meraviglia profonda e perdurante, hanno consigliato a Giovanna Gasperini della “Galleria d’arte G+G” di esporre per Pasqua un unico, inedito,straordinario quadro di grandi dimensioni di Renato Bertini: è un ‘Cristo Risorto’ che è rimasto per troppo tempo, sepolto nelle piccole stanze del suo studio di via Cecchi. Troppo bello, troppo vitale, troppo divinamente potente per prolungare questo suo nascondimento nel limbo buio e angusto di una permanenza anomala.
Giovanna Gasperini, che di mestiere fa la gallerista, si è innamorata subito, come tutti, preti, laici e artisti che hanno avuto l’occasione di vederlo, di questo Gesù modernissimo ed eterno che pare uscire con la forza di tuttele naturalità di tutte le rivelazioni e le redenzioni, dal chiuso e dal segreto di una tomba entro la quale gli uomini l’hanno rinchiuso, preferendogli il benessere, i piaceri e la futile vanità di una vita senza senso.
Renato Bertini ha ‘sentito’ con quella sensibilità artistica che è promonizione e scoperta, che questo suo Gesù, premeva e gridava dl profondo della terra e del tempo, per risorgere ancora una volta in immagine: quasi una rigenerante esplosione nucleare in grado di ‘sciogliere’ tutte le campane di tutte le chiese e di far correre tutti gli uomini e le donne e i bambini alle fontane di tutte le città per lavarsi gli occhi da secoli di buio e di riempire i cieli del suo glorioso salire verso quel Paradiso a cui nessuno pare tendere più. E quel salire divino e inarrestabile trasforma ogni esperienza di tecnologia spaziale in Resurrezione,in riscatto, in liberazione.
Nel quadro alto tre metri di Renato Bertini gli uomini ritroveranno i lineamenti bellissimi del Figlio di Dio, dell’uomo liberato,in trionfo di azzurro che non è un colore, ma la riconquista dimensionedel sacro su una smemorata fautività esistenziale.
Nel ‘Cristo Risorto’ travolgente, prepotente avvincente, esposto dal 20 marzo nella ‘ Galleria d’arte Grafica’, la gente potrà avvertire nei propri cuori, come miracolo, pensieri e sentimenti alti, sacri, sconvolgenti come lo sono sempre le vere Resurrezioni!